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L'Akita tra storia e leggenda, simbolo di un intera nazione.

Oltre alle sue attitudini alla caccia e nella pesca, l'Akita fu anche un formidabile cane da combattimento. Ancora nel periodo in cui riceveva un trattamento regale, l'animale fu allevato per il combattimento e col tempo, la razza ebbe a subire tali perdite da rischiare persino l'estinzione. In un mese un cane poteva affrontare fino a 12 combattimenti. Fu abbandonata questa pratica solo alla fine del secolo scorso, quando il Giappone cominciò a sentire l'influsso della cultura europea, e la razza Akita, che era ormai quasi stinta, poté riprendersi e ripopolarsi.Nel 1927 fu costituito ufficialmente un club intitolato alla razza, l'Associazione Akita inu Hozankai.Nel 1931 il governo giapponese proclamò l'Akita un patrimonio e un vanto nazionale. Dopo la seconda guerra mondiale, le forze d'occupazione americane ebbero modo di ammirare lo spirito di adattamento, la lealtà e la nobiltà di questa razza, e ne portarono in patria alcuni esemplari. Uno dei più antichi miti relativi all'Akita è una leggenda popolare degli Ainu che parlava di un uomo che va a visitare la terra dei morti. Una volta arrivato, egli trova un villaggio molto simile al suo e abitato da persone che egli un tempo aveva conosciuto in vita. Ma il popolo dei morti sembra non vedere e non sentire questo uomo, che passa inosservato eccetto che in una circostanza. La sua presenza infatti viene rilevata dai cani che abbaiano verso di lui.

Questo mito trova echi in diverse parti del mondo e viene a sostegno della convinzione popolare ampiamente diffusa che i cani posseggano una capacità di vista primordiale, capace di vedere gli spiriti. Un'altro mito sull'Akita è il cosiddetto "racconto del chiacchierone".
Una volta, tanto tempo fa, tutti i cani sapevano parlare, solo che, a un certo punto, un cane si accorse che il suo padrone aveva una tresca e riferì la cosa alla moglie di lui. Così, continua la storia, il cane perse la capacità di parlare e ora è capace soltanto di abbaiare. A sentire le antiche storie, l'Akita non abbaiava durante la caccia, e il suo silenzio era considerato la più bella virtù che un cane potesse avere in questa attività. Ne è chiara dimostrazione un antico mito giapponese.Pare che un cacciatore e il suo cane si trovassero insieme nella foresta quando l'animale, vedendo un orso, indusse il padrone a un fatale scontro con la bestia feroce. Una volta tornato indietro da solo, raccontò una frottola alla moglie del padrone. Disse che, in punto di morte, il marito aveva espresso la volontà che lui sposasse la donna. La povera vedova non credette a quella storia, e siccome il cane continuava a parlarne e riparlarne, gli buttò una manciata di polvere nella bocca riducendolo al silenzio. La leggenda rimanda alla credenza del popolo Ainu circa una primordiale unione cane-donna. Essa allude inoltre al fatto che la polvere è il nostro principio e la nostra fine. Mettendo da parte antichi miti e leggende, l'Akita si ritrovò, non molti anni fa, a essere un mito in carne ed ossa: nei pressi della stazione ferroviaria Shibuya, a Tokyo, c'è infatti una statua a lui dedicata.


 

Storia di Hachiko, simbolo di fedeltà

 

Hachiko nacque ad Odate, Giappone, nel Novembre del 1923. Era un maschio bianco di Akita inu. All’età di 2 mesi, fu adottato dal Professor Ueno del Dipartimento Agricolo dell’università di Tokyo. La casa del professore sorgeva nel distretto di Shibuya, nella città di Tokyo.

Tutte le mattine il Professor Ueno Eizaburo si recava alla stazione di Shibuya accompagnato dal suo fedele amico, Hachi, detto Hachiko (vezzeggiativo). Hachiko accompagnava il suo padrone fino alla stazione, ma, quando egli ritornava a casa alle alle ore 15:00, Hachiko era sempre là ad attenderlo. Il 21 Maggio 1925, però, Ueno fu colpito da un attacco cardiaco mentre era all’università, e morì. Hachiko, com' era sua consuetudine, si recò alla stazione ad aspettare il suo padrone, ma le ore 15:00 passarono e il professore non si vide. Così Hachiko aspettò ed aspettò ancora. Tornò alla stessa ora, nei giorni seguenti. Presto le persone cominciarono a notare il fedele cane e la sua inutile attesa. Il capostazione di Shibuya ed altre persone che prendevano regolarmente il treno cominciarono a dargli da mangiare e a fornirgli un riparo. La notizia corse in tutto i paese, ed il suo fu riportato come un esempio di grande fedeltà ed amore. Le persone si recavano a Shibuya soltanto per vedere Hachiko, dargli da mangiare ed accarezzarlo, sperando di ottenere in cambio un po’ di fortuna. I mesi divennero anni, ed ancora Hachiko tornava alla stazione di Shibuya alle ore 15:00, anche quando era ormai vecchio e sofferente. Il 7 Marzo del 1934 quasi 10 anni dopo il suo Giappone. Venne dichiarato un giorno di lutto, e raccolti contributi
in tutto il paese per rendere memoria al cane che aveva conquistato i cuori della nazione. Lo scultore Ando Teru fu incaricato così di creare una statua in bronzo di Hachiko. Nell’Aprile del 1934 la statua fu posizionata nel posto esatto in cui aveva aspettato per anni. Dopo pochi anni, però, il Giappone entro' in guerra e tutti i metalli disponibili furono fusi per costruire armi. Neanche la statua di Hachiko fu risparmiata. Dopo la guerra, nel 1948, il figlio di Ando, Takeshi, scolpì un nuovo Hachiko: la statua che tutt’oggi si può vedere al di fuori della stazione di Shibuya, che siede in una nobile posa, aspettando per sempre il suo padrone. La statua, comunque, non e' l’unico monumento di Tokyo che ricorda il chuken ("fedele cane ") Hachiko. Nel cimitero di Aoyama, infatti, e' stato eretto un memoriale accanto alla tomba del Professor Ueno. Alcune delle ossa di Hachiko sono sepolte li', ma di fatto, Hachiko fu imbalsamato ed ora e' esposto nel Museo Nazionale ultimo incontro con il Professor Ueno l’Akita inu, ormai dodicenne, fu trovato morto nel solito posto fuori della stazione, dove aveva trascorso così tanto tempo ad aspettare il suo padrone. La morte di Hachiko venne riportata su tutte le prime pagine dei giornali del delle Scienze a nordovest della stazione di Ueno. Ogni anno, l’ 8 Aprile, si tiene una cerimonia solenne cui partecipano centinaia di amanti dei cani che portano i loro omaggi alla lealtà ed alla devozione di Hachiko.

 La statua di Hachiko presso la Shibuya station


 

 

Si narra che l'Imperatore Yuryaku (457-479 d.C.) vide, passando per un villaggio, una casa molto simile al suo palazzo, furibondo diede ordine che venisse immediatamente incendiata e distrutta, niente doveva rimanere. Il proprietario disperato non sapendo come far cambiare idea all'Imperatore, pensò di regalargli uno dei suoi cuccioli di cane, prese il più bello e lo donò al suo signore.

L'Imperatore rimase così colpito bellezza di cucciolo che s'impietosì e concesse la grazia fermando l'ordine impartito, la casa fu salva. Quel cucciolo (un antenato di akita) divenne membro della corte. Quando ci si rivolgeva ad un Akita Imperiale era d’obbligo usare termini speciali creati appositamente per questa razza; il sorvegliante stesso del cane doveva usare un abito particolare, ed il cane doveva portare un guinzaglio che ne indicasse lo stato sociale (del cane oltre che del proprietario). Uno dei miti più antichi relativi alla razza è una leggenda popolare degli Ainu ( figli dei cani); il rispetto verso questa razza deriva da una leggenda secondo la quale il popolo Ainu sarebbe nato dall'unione tra una donna e un cane.
Le donne , quando andavano al lavoro nei campi, usavano affidare i loro figli ad una femmina di Akita che li avrebbe sorvegliati fino al loro ritorno. Ancora oggi quando nasce un bambino è cosa molto gradita ricevere una statuetta di Akita sinonimo di lunga vita e buona fortuna.

 


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